Cooperazione tra macchine ed esseri umani

Giovedì, 20/07/2023 alle ore 15:16
Cooperazione tra macchine ed esseri umani

L'industria del futuro sarà collaborativa, ossia un modello di impresa caratterizzato dalla cooperazione tra macchine ed esseri umani, con il fine ultimo di dare un valore aggiunto alla produzione creando prodotti personalizzati che rispettino le esigenze dei consumatori e - ovviamente - dei lavoratori. 

È questa la cosiddetta "industria 5.0", secondo la definizione riportata da Paolo Mongardi, presidente della cooperativa SACMI, intervenuto "Innovazione e cooperazione nella transizione digitale”, convegno ospitato il 19 luglio presso la sede di SACMI, promosso da Legacoop Emilia-Romagna e moderato dal presidente della Fondazione PICO Piero Ingrosso. 

In questo contesto futuribile, il modello della cooperazione e delle cooperative sarà ancora valido. A dirlo, insieme a Mongardi, è anche ChatGPT, il modello di linguaggio avanzato basato su intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI e “interrogato” proprio dal presidente di SACMI.  

“Le cooperative”, ha risposto ChatGPT, “si sono adattate anche all’era digitale, sfruttando le nuove tecnologie per migliorare l’efficienza e la collaborazione tra i membri. La cooperazione può anche favorire l’innovazione e la creazione di soluzioni collettive per le sfide attuali, come la transizione verso un’economia sostenibile. 

Le cooperative rimangono un modello valido per il futuro”, ha continuato l’intelligenza artificiale, poiché incarnano i valori di democrazia economica, solidarietà e sostenibilità; sono in grado di adattarsi ai cambiamenti sociali ed economici e offrono un’alternativa partecipativa e inclusiva per le partecipazioni economiche”. 

La cooperazione tra imprese diventa comunque necessaria: “Tutte le aziende se vogliono rimanere al passo della transizione digitale ed essere nel mercato del digitale, devono capire quando queste tecnologie possono essere adottate e quando invece possano essere prodotte”. 

Ad evidenziarlo è stata Rita Cucchiara, professoressa ordinaria di sistemi di elaborazione delle informazioni presso il Dipartimento di ingegneria “Enzo Ferrari” Unimore, che nel corso dello stesso convegno ha invitato il mondo imprenditoriale a lavorare insieme per mettere a fattore comune i dati e le risorse disponibili.  

È il momento giusto affinché ci si renda conto - ha tenuto a precisare Cucchiara, parlando di dati e intelligenza artificiale - che non possiamo soltanto aspettare che questi sistemi entrino sul mercato e si acquistino; non possiamo neanche pensare che con poche conoscenze le piccole aziende possano fare questo tipo di operazioni. 

È un momento in cui è necessario lavorare assieme per capire cosa davvero serve alle aziende di servizi, ma anche alle associazioni italiane che condividono tanti dati, per poter lavorare sull’intelligenza artificiale in modo sostenibile. 

"Queste tecnologie che stiamo utilizzando”, ha proseguito Cucchiara, hanno bisogno di miliardi di dati, quindi c’è necessita di fare fronte comune e utilizzare i dati comuni. So che all’interno delle aziende questo a volte non è voluto e compreso, ma in realtà sarebbe assolutamente possibile; esistono dei modelli federati sull’ai che si stanno già sviluppando e testando (per esempio nella sanità) che possono essere utilizzati per condividere le conoscenze condivise, pur mantenendo il proprio know how specifico all’interno dellazienda. 

Nel corso dell'evento sono state riportate anche delle esperienze innovative cooperative, qual è ad esempio il CIRFOOD DISTRICT, chiamato così - ha spiegato la presidente della cooperativa leader nella ristorazione, Chiara Nasi: “Perché lo abbiamo immaginato come un luogo aperto di condivisione, co-innovazione, cooperazione; vogliamo allargare il CIRFOOD DISTRICT a tutti coloro che vogliono entrare nella nostra comunità per sviluppare idee e progetti”. 

Ha partecipato alla giornata anche Gildo Bosi, automation R&D manager di SACMI, il quale ha raccontato un progetto attualmente in corso che, grazie all’intelligenza artificiale, possa risolvere delle grandi problematiche relative alla gestione e manutenzione di impianti e macchinari. 

“In queste settimane stiamo ragionando a un importante progetto: una rappresentazione di un modello di conoscenza per la manutenzione dei macchinari lungo il ciclo di vita. Come Sacmi abbiamo infatti una caratteristica che è anche una difficoltà: produciamo macchinari longevi, che operano sul territorio da oltre 30 anni e che devono essere continuamente aggiornati e mantenuti”.  

Inoltre, abbiamo il cambio delle maestranze; quindi, ci sono le esperienze che escono e le nuove maestranze che entrano e che devono essere formate. In proposito è stato sviluppato anche un progetto di accademia, ma vorremo affiancarci un modello di conoscenza documentale interrogabile, una sorta di copilota che aiuti nel percorso di operational queste persone”. 

Un ambito particolarmente promettente è poi quello del gaming: rappresenta la più grande industria culturale al mondo e produce un fatturato mondiale che, si stima, arriverà nel 2026 a valere 3023 miliardi di dollari.  

Sul tema sono intervenuti Silvia Teodosi e Alberto Brusori del Power-up team di Doc Creativity.  

"Lo sviluppo di videogiochi ha tantissime applicazioni e può avere un ruolo decisamente centrale dal punto di vista della comunicazione, della formazione e delle previsioni.  

Non dimentichiamoci che tutte le soluzioni videoludiche fanno anche una cosa molto importante, ovvero raccolgono tantissimi dati; dati grazie ai quali poi, successivamente, ingegneri informatici e professionisti possono prevedere l’evoluzione dei vari settori e capire quali elementi siano più efficaci”. 

Sebbene il settore sia particolarmente creativo e attrattivo, non mancano comunque delle problematiche, come il reperimento di finanziamenti, talenti e competenze. 

Su quest’ultimo tema Piero Ingrosso, presidente della Fondazione PICO, ha ricordato come l’ultima congiunturale dell’Area studi di Legacoop abbia posto l’accento proprio sul fatto che “uno degli ostacoli principali allo sviluppo e al supporto di una transizione digitale consiste nella mancanza di competenze interne”.  

Una soluzione può venire anche dalla realizzazione di filiere specifiche. Tuttavia, se è vero che nel mondo cooperativo già ne esistono di apposite (ad esempio nel settore agroalimentare), ad oggi, ha evidenziato Ingrosso: “L’ecosistema cooperativo non ha ancora sviluppato una filiera digitale cooperativa”. 

Sarà questo uno dei principali temi di approfondimento e sviluppo per la Fondazione PICO ed altri partner. La prossima occasione per parlarne è COODING, primo evento internazionale dedicato all’uso del digitale e delle nuove tecnologie nelle cooperative. 

COODING offrirà a cooperatrici e cooperatori l'opportunità di discutere e migliorare la cooperazione sull'uso del digitale e delle nuove tecnologie in linea con i principi e i valori cooperativi, attraverso una conferenza principale, workshop tematici, una fiera cooperativa e l'opportunità di confrontarsi con mentori. 

L'evento è rivolto a tutti i membri del movimento cooperativo, dalle cooperative alle organizzazioni di rappresentanza delle cooperative, ai principali stakeholder del movimento cooperativo italiano, europeo e globale, agli accademici e ai policy maker. 

COODING è organizzato dalla Fondazione Centro Studi Doc insieme a CECOP, Fondazione PICO e almavicoo.  

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