Cooperative AI, a Bologna Università e cooperazione si incontrano per costruire un’IA cooperativa

Lo scorso 4 giugno a Bologna, presso la Fondazione Barberini, si è svolto l’evento promosso dal centro universitario per la cooperazione AlmaVicoo e dall’Università di Bologna, al quale hanno preso parte anche rappresentanti di Fondazione PICO e Legacoop nazionale. Al centro, i requisiti necessari a  definire e costruire, direttamente o indirettamente, una intelligenza artificiale cooperativa.

Cooperative AI – Fondazione Barberini. (Foto di Alessandro Ruggeri).

Nel mondo cooperativo cosa implica adottare l’intelligenza artificiale? Andrebbe a migliorare la qualità del lavoro? Aiuta a governare la sostenibilità nel lungo termine? Oppure, ancora, a mantenere  nella cooperativa la cultura che le è propria e tutelare le persone che ne fanno parte?

Sono solo alcune delle domande che la ricercatrice dell’Università di Mondragon (Paesi Baschi), Dorleta UrrutiaOnate, pone alle imprese cooperative interessate a integrare l’IA all’interno dei propri processi organizzativi e produttivi. Le stesse domande hanno animato il dibattito di “Cooperative AI”, evento ospitato lo scorso 4 giugno a Bologna presso la Fondazione Barberini, promosso dal centro universitario per la cooperazione AlmaVicoo e dall’Università di Bologna, al quale ha preso parte anche la ricercatrice basca.

Nel corso della giornata sono state affrontate le differenti tematiche e i requisiti necessari a  definire e costruire, direttamente o indirettamente, una intelligenza artificiale cooperativa, a partire da: competenze e capacità di comprensione, ricerca, sovranità digitale, rischi e opportunità.

Non manca al mondo cooperativo la capacità di anticipare i tempi e di rispondere ai bisogni delle persone”, ha dichiarato Simone Gamberini, presidente Legacoop Nazionale, con un video messaggio di saluto: “Abbiamo costruito cooperative di consumo per dare forza alla collettività, realizzato imprese sociali dove il welfare pubblico non arrivava, e costruito comunità di rinnovabili durante la più grave crisi energetica dei tempi recenti. Ogni volta che il mercato ha prodotto esclusione, la cooperazione ha saputo costruire una risposta collettiva. Adesso tocca all’intelligenza artificiale”.

AlmaVicoo – ha dichiarato in apertura dei lavori Piero Ingrosso, vicepresidente del Centro e presidente della Fondazione PICO – ha la mission di connettere l’ecosistema delle imprese cooperative bolognesi con i dipartimenti dell’Università di Bologna, attraverso 3 direttrici: formazione universitaria, per costruire percorsi di apprendimento su misura delle cooperative; innovazione, creando prototipi a partire dagli input delle imprese, e ricerca”. L’idea di una Cooperative AI, ha evidenziato Ingrosso, “sintetizza questi tre assi: è iniziata come formazione universitaria, poi si è trasformata in un progetto – Coode – per poi diventare una ricerca”.

Piero Ingrosso, vicepresidente AlmaVicoo e presidente Fondazione PICO. (Foto di Alessandro Ruggeri).

Quest’ultima, presentata dalla ricercatrice AlmaVicoo Elisabetta Miraglio, è servita innanzitutto a mappare la letteratura scientifica pubblicata negli ultimi 10 anni sul concetto di Cooperative AI, ovvero l’intreccio tra intelligenza artificiale, cooperazione, etica e democrazia, con l’obiettivo di esplorare la relazione tra questo strumento innovativo e la cooperazione in ambito scientifico. La ricerca, ha spiegato Miraglio, è partita da una prima macro domanda: “In che modo le dinamiche cooperative e le strategie di governance cooperativa possono influenzare la progettazione e l’uso dell’IA?”.

Elisabetta Miraglio, ricercatrice AlmaVicoo. (Foto di Alessandro Ruggeri).

Da una selezione di 70 articoli scientifici, selezionati sulla base di 4 assi di ricerca (cooperative ai: le macchine possono imparare a cooperare? Governance e dati: chi controlla i dati, controlla l’AI; Etica e AI, tra principi dichiarati e pratiche reali; Democratic Ai, democrazia non è solo accessibilità), sono emerse tre principali evidenze, che al mondo cooperativo dicono che:

  1. la forma cooperativa non garantisce processi cooperativi. Le strutture (statuti, meccanismi di voto, procedure di accountability) sono il design che rende la cooperazione stabile, l’impalcatura che tiene in piedi la fiducia. Una fatica che anche l’IA deve imparare;
  1. ogni sistema AI incorpora valori: nei dati, negli algoritmi, nelle scelte di design. Partecipare alla sua governance significa poter mettere i propri valori al centro. Il mondo cooperativo, che da sempre bilancia interessi individuali e collettivi, ha una voce preziosa in questo processo;
  1. governance partecipativa, proprietà collettiva, orientamento all’interesse generale: sono gli elementi che la ricerca identifica come necessari per un’IA democratica ed etica. La cooperazione non è solo una forma giuridica, è un ecosistema di opportunità.

Numerosi quindi gli elementi per raggiungere una Cooperative AI, a partire dalle infrastrutture: “Chi possiede il “ferro” può influenzare la capacità computazionale”, sintetizza in tal senso Luca Baraldi, consulente e formatore nel settore dell’innovazione tecnologica. Per Baraldi è prima di tutto necessario “imparare a confrontarsi con questa tecnologia, che definisce l’ambiente cognitivo all’interno del quale le persone prendono le decisioni”, motivo per il quale “non possiamo mai ragionare di IA etica e di autonomia cognitiva prescindendo dalla sovranità tecnologica”. 

Dello stesso avviso è Antonino Rotolo, direttore del Centro Interdipartimentale Alma AI: “Bisogna che l’IA diventi uno strumento adatto alle nostre esigenze: i modelli grandi sono molto costosi sul piano energetico e finanziario, e già si parla di modelli più piccoli, meno generalisti e costruiti su misura di necessità specifiche. È necessario lavorare per la sovranità digitale. Su questo l’UE è un po’ in ritardo”, senza contare che  “non è facile fare una IA basata sui nostri valori; non basta fare un regolamento europeo, ma tradurre i valori e requisiti in attività operative specifiche e tecniche”. Inoltre, ha precisato Rotolo: “Per costruire una IA etica servono competenze”.

Competenze che, secondo Chiara Panciroli, professoressa dell’Università di Bologna, devono coincidere con la “capacità di capire come funziona l’IA e di saper valutare criticamente i suoi effetti; cosa che richiede sia abilità sia tecniche che etiche e critiche”. Per Panciroli, al contesto cooperativo devono essere applicati quindi “apprendimento sociale, apertura mentale e una visione sistemica e adattiva”.

Quali dunque le opportunità, per la cooperazione, derivanti da un’intelligenza artificiale cooperativa?

Secondo la ricercatrice basca Urrutia-Onate, “il vantaggio principale è che ci aiuta a prevedere in anticipo i rischi, potendo discutere e applicare a questa tecnologia una governance collettiva”. Questo perché, se in diversi modelli di impresa “la governabilità arriva dopo aver già adottato l’IA”, nelle cooperative invece “i processi, e come vengono gestiti, arrivano prima dell’uso della tecnologia, così che è possibile giocare d’anticipo”. In questo senso, invita le cooperative a porsi prioritariamente delle domande, come ad esempio: “Quali processi dobbiamo automatizzare? Perché? Che competenze possediamo e cosa potremmo portare avanti sul piano umano?”.

Il mondo cooperativo, sostiene Baraldi, ha una predisposizione culturale per introdurre l’IA nei propri processi, a partire dal fatto che: “L’IA può aiutare a liberare il potenziale cognitivo delle persone, e la cooperazione è l’unico spazio dove la conoscenza può essere liberamente diffusa, perché culturalmente è predisposta e aperta alla condivisione dei saperi individuali”. In generale, “la grande sfida è allineare l’IA anche dal punto di vista della tutela e del rafforzamento dei valori cooperativi, da intendere come vantaggio competitivo”, pertanto, per Baraldi: “La coerenza potrebbe rappresentare un’infrastruttura di riferimento”.

Dopo i lavori di gruppo dedicati a esplorare opportunità, criticità e possibili traiettorie di sviluppo di una Cooperative AI, è stato presentato Indicoo, l’incubatore diffuso di cooperazione promosso da Coopfond, Legacoop e Fondazione Pico: con una sessione di “machine learning cooperativo” condotta da Aldo Macchi, project manager di Indicoo, i partecipanti sono stati coinvolti in un confronto collettivo finalizzato a raccogliere visioni, bisogni e priorità per il futuro sviluppo di strumenti e percorsi di innovazione cooperativa legati all’intelligenza artificiale.

A concludere la giornata è stata la presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini, per la quale: “L’elemento positivo di questa giornata è che la cooperazione è in movimento nel governo dei processi organizzativi tramite l’IA, e non è da sola: continua, insieme ad altri partner e soggetti qualificati, a cercare di produrre conoscenza condivisa, non solo per governare l’IA con strumenti propri della cooperazione dentro le cooperative, ma anche al di fuori”. 

(Foto di Alessandro Ruggeri).

L’evento Cooperative AI è stato promosso da Alma Mater Studiorum Università di Bologna e AlmaVicoo (centro universitario per la cooperazione), insieme a Fondazione PICO, Coode – Cooperative Digital Education, Indicoo – incubatore diffuso di cooperazione e Open Formazione.

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