Ricerca e sviluppo, credito d’imposta al 50% per chi investe

Tetto massimo pari a 20 milioni di euro/anno per beneficiario. Agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale

Per stimolare la spesa privata in Ricerca e Sviluppo per innovare processi e prodotti la Legge di Bilancio 2019 ha confermato lo strumento del credito d’imposta pari al 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di euro/anno per beneficiario e computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014.

Il credito d’imposta può essere utilizzato, anche in caso di perdite, a copertura di un ampio insieme di imposte e contributi. Sono agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale: costi per personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, start up e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali.

La misura è applicabile per le spese in Ricerca e Sviluppo che saranno sostenute nel periodo 2017-2020 ed è cumulabile con altre misure del Piano Impresa 4.0 quali Super-ammortamento e Iper-ammortamento e Nuova Sabatini ma anche con Patent Box; Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE); Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative; Fondo Centrale di Garanzia.

La misura è rivolta a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa (imprese, enti non commerciali, consorzi e reti d’impresa), indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano. Si accede automaticamente in fase di redazione di bilancio, indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi, nel quadro RU del modello Unico, con l’obbligo di documentazione contabile certificata.

Il credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo