Gli otto Competence Center un anno dopo

Torino, 14 febbraio 2020 - “I Competence Center per il Ministero sono perni essenziali della trasformazione digitale che deve vivere l’impresa italiana”, ha spiegato il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Gian Paolo Manzella, in occasione del suo passaggio a Torino alla fiera A&T. “Per questo abbiamo promosso gli otto centri, che fanno una cosa semplice e fondamentale: prendono un’impresa e la avvicinano al mondo digitale. È un’operazione importante perché promuove il dialogo tra mondo della ricerca e mondo delle istituzioni”.

 

I Competence Center previsti dal Piano Impresa 4.0 sono otto, secondo la graduatoria pubblicata nel giugno 2018:

  1. Manufacturing 4.0, che fa capo al Politecnico di Torino,
  2. Made in Italy 4.0, cui ente capofila è il Politecnico di Milano,
  3. , ente capofila Università di Bologna,
  4. Artes 40, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,
  5. Università degli studi di Padova,
  6. Industry 4.0, Università degli Studi di Napoli Federico II
  7. Start 4.0, che vede come ente capofila il CNR – Consiglio nazionale delle ricerche
  8. Cyber 4.0, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

 

I Competence Center nascono come Parternariati pubblico-privati, strumenti su cui anche la Commissione Europea punta molto, e possono contare su un network molto capillare sul territorio. Un ruolo fondamentale per far sì che le PMI vengano a conoscenza di questa opportunità spetterà ai Digital Innovation Hub, come la Rete PICo, o ai PID delle Camere di Commercio.

 

Manzella ha assicurato che “il Governo farà di tutto affinché i Competence Center crescano insieme”, e si è inoltre impegnato a rendere periodici gli incontri di coordinamento con essi, “aprendo questa esperienza anche alle amministrazioni regionali”. Manzella ha confermato la volontà di realizzare una mappatura dei centri italiani che si occupano di trasferimento tecnologico, nell’ambito del nuovo piano industriale di lungo periodo che il Governo ha intenzione di approntare.

 

“Nelle nostre università e nei nostri centri di ricerca – ha proseguito Manzella in un’intervista a Innovation Post  - abbiamo veri e propri patrimoni di sapere, di cultura, di creatività che molto spesso non hanno uno sbocco sul mercato. È utilissimo fare questo atlante dei centri di trasferimento tecnologico, perché nel nostro Paese ci sono modelli importanti, come la Fondazione Bruno Kessler, il Cefriel di Milano o l’Istituto Italiano di Tecnologia”.

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